I due ambienti più importanti della casa: cucina e studio

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Dopo quasi due anni la casa non è ancora finita, a volte mi chiedo se la finirò mai… altre volte dico che sarà finita quando ce ne andremo. Penso che le case siano sempre in evoluzione, non credo nelle case pronte con quadri, tende alle finestre e fruttiera sul tavolo da pranzo praticamente nel giorno in cui ci si è entrati. Le case vanno vissute, studiate, si deve capire quello che si vuole anche standoci dentro, soprattutto si deve riuscire a trovare quella cosa che si cerca. Dico questo da colei che ha fatto tutto da sola, ovviamente chi lo fa di mestiere, che sia architetto o arredatore, ha un’immediatezza e capacità diverse dalle mie.

 

Alcune cose però vanno decise in anticipo oppure si rischia di entrare e vivere in una casa vuota. Nel mio caso cucina e studio non potevano attendere… confesso però che siamo stati senza divano e tavolo da pranzo per quasi due mesi 🙂

La cucina è il mio regno, la parte più importante della casa, fa parte del mio lavoro, per questo non poteva attendere e soprattutto richiedeva una progettazione. Lo stesso per lo studio. Sì perché cucina e studio vanno un po’ di pari passo nel mio caso. Non volevo un semplice spazio dove lavorare ad una scrivania ma doveva essere un ambiente dove avrei anche potuto scattare le ricette… un po’ una seconda cucina.

 

C’è un però. Siamo in affitto, la casa l’abbiamo presa vuota, ma purtroppo la cucina era già nell’appartamento. In verità inizialmente era completamente vuota, infatti io mi immaginavo di potere progettare e creare da zero la mia cucina ideale, ma all’ultimo è stata messa dal proprietario di casa. Come sempre c’è un piano B che ha funzionato!

Com’è la mia cucina ideale? Intanto dico come non lo è. Ammetto che, seppur indiscutibilmente belle, molte cucine italiane non mi piacciano. Cucine che spariscono, quasi a nascondersi, tutto liscio, pensili, armadi che scompaiono. Cucine che purtroppo vengono cucite per quegli spazi. Io sarà che ho fatto 16 traslochi nella mia vita, ma mi piace pensare alla mobilità e mi piace pensare che la mia cucina possa seguirmi in eventuali traslochi. La cucina deve avere carattere, ti deve rappresentare. In Italia c’è il culto degli elettrodomestici ad incasso, a NY del free standing che io amo,  ma purtroppo non si trovano free standing belli da noi. Ecco perché ho scelto Very Simple Kitchen perché è come se trasformasse la cucina in un free standing. Parte da una struttura in ferro che poi diventa tutta personalizzabile nella forma, dimensione e colore.

 

Partiamo dall’inizio.

Ho scoperto Very Simple Kitchen ancora prima di cambiare casa o addirittura cercarla. Me ne sono innamorata. Mi sono detta: “Finalmente delle cucine diverse”. Sapevo che se mai avessi cambiato casa, avrei voluto una VSK. Bè alla fine ho cambio casa ed allora li ho contattati. Scrivo questo post pensando che sono passati due anni dalla prima volta in cui ho scritto a Riccardo, socio insieme a Federica nel progetto. Esistevano ancora da poco, forse un paio di anni, essendo agli inizi avevano solo alcune tipologie. Nel tempo hanno introdotto nuove cose, tante, stupende perché partono da un modello versatile che ti permette di giocare e pensare a tante evoluzioni e soluzioni nuove. Tra l’altro credo che la libreria che ho in studio sia la prima realizzata da loro… anche di quella ora ci sono versioni nuove.

Ci siamo seduti insieme, ho raccontato quello che mia piaceva, quello che avrei voluto, le mie esigenze; la cucina deve essere anche pratica e funzionale. Come ho scritto sopra, la cucina era già arredata, ma questo non mi ha impedito di avere una VSK. È stato fatto un “mix and match”. In parte è stata tenuta la cucina che c’era (ovviamente non potevo smantellarla), in parte è stata un po’ modificata, ed in parte sono stati aggiunti pezzi nuovi.

Avevo una cucina completamente bianca con armadiature, pensili ed un tavolo da pranzo. I pensili purtroppo ci sono ancora, ma confido in nuove modifiche… ve l’ho detto che la casa non è finita ma è in continua evoluzione!!! Abbiamo deciso subito di ampliare la superficie su cui potere lavorare. Il tavolo da pranzo se ne è andato ed è stata messa un penisola. Questo mi permette di avere uno spazio comodo sia di lavoro (sopra), che contenitivo (sotto). Con il lavoro che faccio non mi mancano piatti, posate, attrezzature ed ho bisogno che tutto abbia una sua collocazione che funzioni. Le VSK sono composte da moduli di dimensioni diverse che si possono personalizzare in modo diverso. Moduli stretti, più larghi, con cassetti alti o bassi, con ripiani a vista o nascosti, con nicchie o sportelli. Per capire meglio, se volete dare un’occhiata al loro sito, ora hanno anche un configuratore che ti permette di provare a progettare da solo la tua cucina… è fatto molto bene ed è molto divertente provare a fare gli “architetti” per un giorno.

 

 

Come si fa a progettare una cucina? Intanto ti devi fidare di chi te la progetta perché sai che ha più esperienza di te, ma poi devi anche essere tu a dare i giusti input. Devi pensare a come la usi, quali sono le tue abitudini, esigenze, le cose che hai, come ti piace tenerle e collocarle, perché puoi anche avere una cucina pazzesca ma se non hai lo spazio dove mettere le cose che vuoi, sarà inutile. Qualcosa è bello averlo a vista, ma qualcosa va anche nascosto, qualcosa è comodo averlo in cassetti, altro in ripiani. Ecco, io ho cercato di dire quello che mi serviva e poi loro hanno messo in pratica i miei bisogni.

Con la penisola è stato facile perché hanno studiato due blocchi uniti. Per la parte di cucina che invece c’era già e non potevo togliere, hanno studiato un’alternativa  divertente. Mi hanno semplicemente cambiato le ante dei mobili che già avevo, mantenuto la struttura base del mobile, mettendo un frontalino loro. Così la cucina ha un aspetto coordinato anche se non è tutta VSK. Sono rimasti i pensili però con i quali combatto perché non posso toglierli ma non mi piacciono… prevedo nuovi studi e cambiamenti.

Lo studio invece ho potuto farlo da zero, quello era un ambiente vuoto, non abbastanza grande da creare una seconda cucina vera e propria, ma abbiamo potuto giocare. Sono stati bravissimi nel realizzare tutta una parete a libreria con due scrivanie incorporate che sporgono come se fossero delle mensole più lunghe. Riesco a mettere tutti i libri di cucina, la parte dedicata all’ufficio ma anche tanti “props” tutte quelle cose che utilizzo per gli shooting. È in ferro anche lei ed è nera. All’epoca era possibile farla solo in nero (forse adesso si può fare in altri colori) ma ho anche preferito che quella parte fosse come neutra. C’erano già tante cose a dare colore che la struttura ho preferito fosse nera… anche perché poi il colore (rosa) l’ho messo nei moduli di lavoro. Pensando al fatto che non avevo vincoli di elettrodomestici o scarichi, ma i moduli era solo di lavoro, hanno aggiunto le ruote così che potessero essere spostati in base alle esigenze del momento. Normalmente stanno fissi lungo le pareti ma all’occorrenza, in base agli scatti che devo fare, li posso spostare. Lo studio è forse l’ambiente più finito, devo solo appendere qualcosa alle pareti, ma ci siamo!

 


 

 

Ho parlato della base, della struttura, ma c’è un altro aspetto non trascurabile in una cucina, anzi fondamentale: il top. Qui è stato facile. Erano già un paio di anni che collaboravo con SapienStone che realizza top innovativi in grès porcellanato. Avevo realizzato delle ricette utilizzando i loro top. Avevo provato ad utilizzarli, imparato le caratteristiche, i pregi e, come vi ho sempre raccontato nelle ricette (Gazpacho e Focaccia) che ho pubblicato utilizzando i loro piani, sono favolosi. Le cucine sono fatte per essere usate, sporcate, a volte, senza volerlo, anche un po’ maltrattate. Ho eliminato il piano già presente nella cucina e sostituito con un “Calacatta Statuario” lucido. È un piano che ricorda il marmo come aspetto. Mi sento di potere dire che negli anni ho visto piani simili di altre aziende, ma la venatura che ha il Calacatta Statuario è decisamente di un altro livello. Spesso i piani di questo genere rischiano di risultare troppo finti, hanno venature troppo artificiali, ma non è questo il caso. Sembra davvero un marmo.

 

Processed with VSCO with a5 preset

 

Vi racconto un piccolo “dramma”. Al momento dell’ordine del top per la cucina ho semplicemnete detto Calacatta Statuario perché il piano che avevo già provato in passato aveva quel nome e mi era piaciuto molto, ma non sapevo di dovere dare una ulteriore specifica. Il piano che avevo provato in passato era opaco, non sapevo ci fosse una versione lucida… l’ho scoperto il giorno della consegna! In un primo momento, quando l’ho visto mi sono detta: “Oddio e adesso come faccio a fare le foto che mi si riflette tutto?”… ecco il mio problema erano le foto ahahahah. Avrei potuto cambiarlo, non sarebbe stato un problema, ma era stupendo, mi piaceva troppo e l’ho tenuto così… le foto vengono benissimo uguali!

I top di SapienStone hanno tre aspetti per me fondamentali che ripeto sempre. Il primo è che non temono prodotti chimici, questo vuole dire che posso pulirli, igienizzarli con qualsiasi tipo di prodotto perché non si danneggia. Altro aspetto è che posso tagliarci sopra. La prima volta che l’ho fatto, qualche anno fa agli inizi della collaborazione con il brand, erano stati loro a dirmi di farlo, io avevo paura, comunque mi faceva effetto fare una cosa del genere… ora non riesco a farne a meno. È indubbiamente più comodo e pratico. Ultimo aspetto ma non per importanza, è che non si macchia, non assorbe unto, non si danneggia con sostanze acide (come succede con il marmo), quindi posso stare tranquilla e tagliare limoni e pomodori.

Questi sono tre punti che non vanno sottovalutati. Spesso ci si trova a considerare e vedere solo gli aspetti estetici delle cose, poi nel momento in cui si hanno, si utilizzano, piano piano si capiscono gli aspetti pratici e queste caratteristiche che ho evidenziato per me sono fondamentali ed importanti.

Naturalmente anche nello studio, sui moduli rosa ho utilizzato top SapienStone. Questa volta il Grey Earth. Un piano che ricorda il cemento. Ho scelto questo perché esteticamente si abbinava bene al rosa ma anche per avere una superficie diversa su cui scattare, ma presenta le stesse caratteristiche  di prodotto del “Calacatta Statuario”.

 

Appena finisco la cucina (se mai la finirò) vi farò vedere i nuovi cambiamenti!

 

 

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